La cultura tornata a essere una risorsa per il nostro Paese

museo-marcopolonewsLa cultura è tornata ad essere una risorsa per il nostro Paese. Per la nostra cultura, infatti, il vento è cambiato: maggiori risorse economiche per il settore e i soggetti che vi operano; crescente autonomia operativa ai musei statali; nuovo protagonismo nell’agenda del Paese. La tendenza in atto, insomma, ha restituito alla cultura un ruolo centrale nelle politiche nazionali per lo sviluppo economico e sociale. È questo il messaggio positivo che emerge dalle pagine del 12° Rapporto Annuale Federculture, “Impresa Cultura. Creatività, partecipazione, competitività”.

Edito da Gangemi e realizzato quest’anno in collaborazione con Agis, il volume ospita la prefazione del ministro Dario Franceschini e si apre con gli interventi dei presidenti di Federculture e Agis, Andrea Cancellato e Carlo Fontana. L’opera prosegue con saggi autorevoli e attuali e un aggiornato apparato statistico attraverso i quali fornisce una fotografia ampia e dettagliata delle dinamiche in atto nel settore culturale.

Il rapporto descrive un settore investito, dopo anni di stasi, da politiche di respiro strategico che coniugano valorizzazione della cultura, come uno dei maggiori fattori competitivi dell’Italia, e promozione della conoscenza, in particolare tra i giovani, per favorire la partecipazione dei cittadini alla tutela e fruizione del patrimonio nazionale.

Un impegno che sembra premiato dai risultati positivi che si registrano in molti ambiti, segnando un oggettivo recupero in particolare rispetto al crollo dei consumi culturali che si era registrato nel 2012 e 2013 quando la spesa culturale degli italiani diminuiva del 7% e la fruizione segnava un calo a due cifre (teatro -15,5%, mostre -12,8%, concerti -14,4%).

La tendenza nel 2015 è decisamente invertita: gli italiani sono tornati a teatro (+4% sul 2014 e +8% sul 2013), nei musei (+7% e +18%), e nei siti archeologici (+8 e + 16%).

Dato particolarmente positivo è che la fruizione culturale cresce molto tra i giovani, più di quanto accada per la popolazione nel suo complesso. Nel 2015 rispetto al 2014, nella fascia di età 15-17 anni la fruizione teatrale aumenta del 16,6% e quella dei musei del 10,6%; in quella 20-24 anni si registra per il teatro una crescita dell’11,4%, per musei e mostre un +14,3%, nei concerti di musica classica +8,2%.

Tuttavia, in un quadro complessivamente positivo, non si possono tralasciare elementi di criticità che rischiano di frenare la ripresa e il recupero di competitività, anche internazionale, del settore e dell’intero sistema Paese. Tra questi il fatto che la partecipazione alla cultura sia ancora diffusa tra fasce ristrette della popolazione: l’astensione culturale, in calo nel 2015 del 4% rispetto all’anno precedente, riguarda ancora il 18,5% dei cittadini vale a dire circa 11 milioni di italiani che non fruiscono di cinema, teatro, musei, concerti, né praticano la lettura. E, in particolare, sul fronte della lettura i dati sono sconfortanti: nel 2015 si stima che meno di un italiano su due, cioè il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni), abbia letto almeno un libro, cifra stabile rispetto all’anno precedente, ma complessivamente in calo da diversi anni (nel 2010 la percentuale di lettori era del 47% circa).

Inoltre, esiste un evidente “ritardo” del Mezzogiorno del Paese, dove tutti gli indicatori seppure positivi sono decisamente inferiori al resto della penisola. La spesa media mensile delle famiglie dedicata a cultura, spettacoli e ricreazione che, a livello nazionale è pari a 126,41 €, nel Nord-Est è di 159 €, nel Centro il dato scende a 128 € e crolla nel Sud e nelle Isole rispettivamente a 84 e 78 €, la metà di quanto si spende nel triveneto e circa due terzi della spesa media nazionale.

Inoltre, sul fronte del turismo, se da una parte recuperiamo ben 18 posizioni nella classifica della competitività turistica del World Economic Forum, passando dal 26° posto del 2013 all’8° del 2015, arrivi e presenze sono ancora è fortemente concentrato in alcune regioni e gran parte delle numerose attrattive del territorio, in particolar modo ancora una volta al Sud, non sono adeguatamente valorimostrezzate. Ne è un chiaro indicatore il fatto che il 64,5% della spesa turistica degli stranieri si concentra in cinque regioni (Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana, Campania), con differenze molto significative: ad esempio in Lombardia i turisti stranieri hanno speso 6 miliardi di € e in Sardegna esattamente un decimo, 600 milioni. Un analogo problema di concentrazione si registra sul fronte dei visitatori dei musei che per l’86% si riversano in sole 5 regioni – Lazio, Campania, Toscana, Piemonte, Lombardia – con i siti del Lazio che ne accolgono quasi 20 milioni, quelli della Campania e Toscana circa 7 milioni ciascuna, mentre in molte altre regioni, come Basilicata, Abruzzo, Calabria, se ne registrano poche centinaia di migliaia. Seppure ci sia un’inequivocabile tendenza all’investimento e alla promozione della crescita del settore e una chiara disponibilità a considerare la cultura come un valore per il Paese, è necessario approfondire e intensificare le azioni intraprese per renderle più efficaci nel raggiungimento degli obiettivi.

Federculture ha individuato alcuni nodi cruciali e proposte come l’estensione dell’Art Bonus a tutti i soggetti che praticano la cultura, ampliando la platea dei beneficiari, delle azioni finanziabili; defiscalizzazione del consumo culturale, a partire dai libri, fino agli spettacoli e le visite alle  mostre e ai musei; promozione dell’applicazione del Bonus Giovani, estendendoli anche agli anziani; incentivare l’autonomia delle fondazioni culturali, favorendo il percorso della loro privatizzazione.

“Le nostre proposte potrebbero dare una nuova spinta ad un settore del Paese che è fortemente connesso con lo sviluppo dell’economia”, ha detto Andrea Cacellato, presidente di Federculture, “in modo particolare il sostegno al consumo culturale può rappresentare la grande svolta capace di mettere in gioco risorse inaspettate, in grado di moltiplicare gli effetti nella produzione culturale e nella vita delle Istituzioni, liberando anche una salutare competizione, in connessione con l’aumento della partecipazione dei cittadini alla vita culturale delle città e del Paese”.

di Eleonora Albertoni

Ottobre 2016