Italia – Russia: per ICE 500 aziende e interscambio in ripresa

Consolidare il trend positivo dell’interscambio, che dopo anni bui dettati dallo shock delle sanzioni e dalla crisi economica russa, è tornato a crescere; incoraggiare gli investimenti italiani in Russia per promuovere la strategia del “Made with Italy“, partecipando più attivamente al processo di reindustrializzazione del Paese; ribadire il sostegno del governo alle imprese italiane, che non hanno mai abbandonato la Russia, e la volontà di dialogare con Mosca anche in un momento in cui il Cremlino è protagonista di forti tensioni internazionali. Si possono riassumere così gli obiettivi economici della visita, mercoledì a Mosca, del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la sua prima missione in Russia da quando è capo del governo.

L’appuntamento si colloca in un contesto, in generale, “positivo” per le relazioni bilaterali economico-commerciali, che però faticano a tornare al livello pre-crisi. “Stiamo uscendo dalla situazione in cui l’interscambio aveva una tendenza a ribasso e ora il trend è positivo”, ha detto il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, incontrando l’omologo Enzo Moavero Milanesi, lo scorso 8 ottobre.

“Nei primi sette mesi del 2018”, ha spiegato il responsabile dell’Agenzia ICE di Mosca, Pier Paolo Celeste, “l’interscambio è cresciuto del 3,5%, da gennaio a luglio, ed è a 12,5 miliardi di euro, di cui la fetta dell’Italia è 4,9 miliardi e il restante della Russia. L’import dal nostro Paese, secondo i dati basati su quelli delle Dogane russe, ha segnato in questo stesso periodo un +1,2% rispetto al 2017, che era stato l’anno della grande svolta, quando la Russia è stata per l’Italia il secondo Paese per crescita di export, dopo la Cina”.

L’Italia risulta, così, sesto fornitore e settimo Paese cliente della Russia. Il 35% dell’export è rappresentato dalla meccanica, il 22% dai semilavorati e poi c’è la moda, l’agroalimentare, l’arredamento, l’edilizia, la chimica e la farmaceutica. Inaspettatamente, è proprio l’agroalimentare e bevande – colpito in modo diretto dalle contro-sanzioni russe, che hanno bandito l’import di diversi prodotti alimentari dall’Europa – a essere il “campione” di questa ripresa.

“Il settore è cresciuto del 18%, portando l’Italia a essere settimo fornitore”, ha spiegato ancora Celeste, “l’agricoltura è uno dei campi dove maggiormente si è sviluppata un’autonomia della Russia e noi ne beneficiamo; è cresciuto molto l’export di piante da frutto e fiori, soprattutto nella zona meridionale del Caucaso, Krasnodar e Stavropol: nel 2014 esportavamo per 3 milioni di euro l’anno e oggi il dato è di 95 milioni”.

Il tasto dolente è, però, proprio il comparto che traina il nostro export verso la Russia: la meccanica. Secondo il direttore dell’ICE di Mosca, “qui siamo scesi del 6,7% e in parte si spiega con il fatto che dopo le sanzioni occidentali, la Federazione ha iniziato a preferire prodotti made in Russia a quelli stranieri”.

Per questo l’Italia accanto all’export, negli ultimi tre anni ha cercato di promuovere la localizzazione delle nostre imprese, preferibilmente all’interno di joint-venture con partner russi.

“La partita si gioca proprio qui”, ha avvertito Celeste, “perchè nel più ampio processo di reindustralizzazione del Paese, le macchine hanno un ruolo molto importate ed è fondamentale riuscire a sfondare, con capacità di vendere e offrire tecnologia”.

Su questo punto si evidenziano, però, i limiti dell’Italia, che “non ha tutti i sostegni affinchè questo si realizzi. Si tratta prima di tutto di un adeguato supporto delle banche e anche di maggiore coraggio da parte delle nostre imprese”, ha sottolineato il responsabile ICE nella capitale russa.

Andando a paragonare le performance di altri competitor, il +1,2% dell’Italia diventa 11,6% della Francia, +4% della Germania e +5% della Cina. “La spiegazione è nel Dna industriale di questi Paesi e nei prodotti del loro export: la Francia vende anche aerei e si capisce bene che alcuni tipi di vendite spostano facilmente le loro percentuali”, ha sottolineato Celeste.

“L’interscambio Italia-Russia nel 2013 raggiungeva quasi 54 miliardi di euro, nel 2016 era sceso a 20 miliardi, per fortuna quest’anno dovrebbe ritornare a 30 miliardi”, ha auspicato l’ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano. “L’imprenditoria italiana”, ha aggiunto il diplomatico di Roma intervenendo all’Assemblea generale di Confindustria Russia, “non ha mai voltato le spalle alla Russia anche nei momenti più difficili, per questo vi sono ancora oggi qui oltre 500 aziende, che hanno stabilimenti produttivi in quello che è il quinto mercato extra europeo dell’Italia”.

La Russia registra comunque un’inversione di tendenza: la crisi è alle spalle e quest’anno la crescita dovrebbe essere dell’1,8%, aprendo così nuove prospettive per la cooperazione economica. Dopo la vista di Conte, l’appuntamento per fare il punto sullo stato dei rapporti con la Russia sarà il Consiglio di cooperazione economica italo-russa, previsto il 17-18 dicembre a Roma.

Redazione

23 Ottobre 2018