La parrucchiera della Dolce Vita racconta le sue clienti

dolcevita2.marcopolonewsLa parrucchiera della Dolce Vita racconta le sue clienti in un libro. E rivendica il suo ricordo con orgoglio e lo ripete instancabilmente: “Ho preso la vita per i capelli”, e non soltanto i suoi ma anche quelli delle sue illustri clienti: dalla contessa Pecci Blunt a Romi Schneider, da Marina Lante della Rovere a Virna Lisi, da poco scomparsa, da Marta Marzotto a Consuelo Crespi accanto all’eterna Veruschka, Anna Maria Pietrangeli, la divina mannequin Naty Abascal, Jacqueline Kennedy Onassis. E ora Alba Armillei, nota ‘coiffeuse’ della Dolce Vita romana ha deciso di raccontarsi a Carla Pilloli nel libro autobiografico “Ho preso la vita per i capelli”, edito da Palombi.

“Creava opere irripetibili”, ha scritto di lei Elsa Peretti, “ma che duravano solo un giorno”. “Ho vissuto anni indimenticabili, un mondo che oggi, forse non esiste più. Non lo dico con rimpianto”; ha  confessato Armillei, ma “ho avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo. Ho partecipato ai grandi matrimoni, ai più celebri balli, ai festival cinematografici, alle inaugurazioni più rilevanti, ai défilés di Emilio Pucci, Irene Galitzine, Valentino”.

“Sono stata accolta come ospite in meravigliose case dove la cameriera ti disfa la valigia e te la rifà quando vai via. Il massimo del lusso”, ha detto. Cosa rimpiange di quegli anni, cosa le manca? “Forse tutto”, ha riposto lamentando che “ora manca la classe, l’eleganza di molte signore che ho conosciuto. Oggi trionfa la ‘moda coatta’. Modelli inimitabili. I seni e le trippe all’aria, i culoni incellofanati nei fuseaux con l’effetto mongolfiera, per non parlare delle mutande che fuoriescono dai braghettoni maschili”.

E i capelli? Sono lo specchio dell’anima per Alba: “Basta guardare la statuaria antica. Le acconciature erano una parte fondamentale dell’abbigliamento della donna. Oggi vedo in giro solo volgari extentions, che tra l’altro, rovinano i capelli, pettinature etniche o chiome con la riga in mezzo, come due tendine, effetto Madonnina. La ‘mia’ Roma offriva un’immagine di sicura eleganza. Allora la bellezza delle donne era leggiadra, non mortificata e mostrificata dai labbroni e dagli zigomi a polpetta”.

Nulla a che fare con le clienti che frequentavano i saloni di Alba in via Condotti: l’imperatrice Soraya, la regina Federica di Grecia, Olga Villi e il principe Lanza di Trabia, la regina Giuliana d’Olanda, la duchessa d’Alba, Audrey Hepburn, Ines Theodoli, Afdera Franchetti, stravagante nobildonna romana, quarta moglie di Henri Fonda, Rudy Crespi, Grace Kelly, Elettra Marconi, principessa Giovanelli, Dirce, Mariella, Beatrice, Osanna Rebecchini, oggi sposata Visconti di Modrone, ma anche attrici, illustri, regali come Ava Gardner e Elisabeth Taylor.PrimaryDolceVita.marcopèolonews

Spiazzante, ma spassosissimo il ricordo di Alba: “Chissà cosa mi aspettavo di vedere incontrando la mitica attrice! Gli occhi di Liz color viola erano effettivamente straordinari”, ha raccontato nel suo libro autobiografico, “rimasi però delusa dal suo busto corto, col seno quasi all’altezza della vita, dalla ridotta statura e dal suo incedere che non era certo da gran diva a differenza di Ava Gardner, ad esempio, che procedeva come una dea, salvo quando esagerava col bicchiere. In quei casi pendeva come la torre di Pisa”.

E ricorda ancora Alba: “Per Liz, allo scopo di aumentarne la statura, inventai la gabbia, ossia una mezza cupoletta di fil di ferro che, piantata con le forcine sulla sommità del cranio, ricoprivo con un intreccio di capelli. Un marchingegno che le faceva acquistare in altezza almeno una decina di centimetri”.

Ricordi indimenticabili di una stagione felice, irripetibile. Ricordi come istantanee cinematografiche:  ”I principi Torlonia, dopo le quotidiane ‘promènades’ a cavallo a Villa Borghese, ritornavano a casa, in via Bocca di Leone, attraversando via Condotti. Sempre a cavallo. Oggi sarebbe impossibile”, ha scritto ancora Alba.

Memorie che si confondono con la sua professione. Dettagli personalissimi legati alla ‘first lady d’America’, Jackie Kennedy: “L’avevo incontrata a New York per preparare l’acconciatura del suo matrimonio con Onassis. Arrivò in ritardo all’appuntamento e contemporaneamente avevo un servizio fotografico con ‘Vogue’. Impossibile saltare il secondo appuntamento. La futura signora Onassis fu gentilissima con me. Arrivai all’appuntamento con la celebre mannequin Veruschka con la sua limousine e scortata da due motociclisti”.

“Una donna che non dimenticherò”; ha aggiunto ricordando che “mi scrisse una lettera per ringraziarmi; la firmò solo con il suo nome e quando le feci notare che mancava il cognome mi rispose con la sua voce aspirata. ‘I cognomi, mia cara, a volte cambiano’. Da li a qualche mese l’ex first lady sarebbe diventata Jackie Onassis”.

Alba Armillei ha attraversato oltre mezzo secolo di storia italica. Dal Dopoguerra alla Dolce Vita romana, dal rivoluzionario ’68 ai ‘grand bal’ francesi, come quello organizzato nel castello di Ferrière da Marie Hélène de Rothschild. Un libro di amabili confidenze e qualche piccolo segreto. La passione mai negata, da entrambi, tra la contessa Marta Marzotto, già madre di sei figli e il pittore Guttuso (il quale ammetteva: “Io voglio morire perché non posso avere Marta tutta per me”).

Nessun rimpianto nella biografia di Alba. Forse qualche sano consiglio dall’alto della sua straordinaria esperienza, partendo naturalmente dalle acconciature e dai capelli: “Oggi ci si rituffa nell’adolescenza. Si vedono ultrasessantenni che sfoggiano tagli sbarazzini da terza liceo. Peggio ancora sono le frangette stile teenager su fronti immobili stirate col botulino. Come dire poi a talune presentatrici televisive che sopra i cinquanta è vietata la libera caduta delle ciocche e pure le unghie dipinte di blu o di verde?”.

Ha ammesso Alba Armillei: “Viaggio ormai poco, ma credo che in una umanità globalizzata come la nostra, il mercato offra anche altrove lo stesso spettacolo di ineleganza. Il buon gusto ha perduto la strada di casa. Nessun rimpianto: Ho avuto una vita ricca e felice, anche se confesso di sentirmi come uno degli ultimi testimoni di un’epoca ormai tramontata. Ho conosciuto donne eleganti, bellissime, ricchissime. La mia è stata una vita davvero luminosa, apparentemente fatua, frivola, ma ammantata di garbo”.

 

di Eleonora Albertoni

22 Dicembre 2014