Ambasciata Sud Africa a Roma presenta i suoi vini di qualità

vigneto_marcopolonews copiaCon una storia enologica di oltre 350 anni, l’Ambasciata del Sud Africa in Italia ha presentato una selezione dei suoi migliori vini affiancandoli con alcuni piatti di grande qualità. L’occasione è stata data da primo anniversario del “South African Wine Club”.

Ospiti dell’ambasciatrice Nomatemba Tambo, convinta tessitrice delle relazioni tra Sud Africa e Italia, nella sede diplomatica nel cuore dei Parioli, esperti, giornalisti ed operatori del settore italiani e sudafricani hanno così potuto assaporare vini invidiabili e ben curati, che reggono senza tema al confronto con quelli italiani. E la sfilata di vini e portate è stata accompagnata dalle chiare ed esaurienti descrizioni di Lorenzo Ruggeri (Editore Internazionale del Gamberorosso), collaboratore speciale della guida “Vini d’Italia del Gambero Rosso” e curatore della newsletter “Tre Bicchieri International”.

La presentazione ha sfatato la convinzione che il Sud Africa non sia nel novero dei Paesi produttori di vino. Il Paese è, invece, una realtà nel mondo del vino, anche se la scoperta di questa sua vocazione è recente a causa degli embarghi commerciali dovuti all’Apartheid. È infatti il settimo produttore di vino al mondo. I vitigni sudafricani utilizzano uve quasi esclusivamente francesi, tranne che per il locale Pinotage, un incrocio fra Cinsaut e Pinot Nero con cui producono vini molto noti. La produzione dei vini sudafricani gravita nella parte meridionale del Paese, intorno a Città del Capo, dove Stellenbosch è il centro dell’enologia nazionale. Altre zone di interesse sono Hermanus, a sud di Città del Capo, dove si producono vini con uve Pinot Nero e Chardonnay; Durbanville, ad ovest di Paarl, dove si generano in prevalenza buoni vini bianchi. Di interesse enologico sono pure Worcester, Klein Karoo, Mossel Bay, Elgin e Walker Bay. Il consumo pro capite del Paese è di circa 9,5 litri l’anno e questo dato conferma come sia un mercato totalmente da esplorare e ampliare.

Il Sud Africa è l’unico delle Nazioni africane ad avere una produzione vinicola degna di nota. Ma ha alle spalle 350 anni di tradizione enologica storica e ha conseguito standard qualitativi di livello mondiale. Ad avviare il Paese alla viticoltura, il 2 febbraio 1659, è stato Jan van Riebeeck, medico chirurgo olandese della Compagnia delle Indie, che impiantò le prime viti. Insomma, in Sud Africa si produceva vino ben prima della California e Australia.vigna_marcopolonews copia

Da allora i progressi sono stati notevoli e ora il Sud Africa offre oggi una buona e interessante selezione di vini, dai bianchi ai rossi, dagli spumanti ai fortificati, prodotti da 3.300 viticoltori su un’estensione di 100 mila ettari vitati, con un rapporto produttivo di circa il 60% di vini bianchi. Le uve a bacca bianca principalmente coltivate sono lo Chenin Blanc, detto Steen, Colombard, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Moscato d’Alessandria, Sémillon e Crouchen, meglio noto come Riesling del Sud Africa. Il 40% sono vino rossi. Fra le uve a bacca rossa ci sono il Cabernet Sauvignon, Pinotage, Merlot, Cinsaut e Syrah, chiamato Shiraz.

Nella selezione in degustazione ci sono stati un bianco Viognier Reserve 2014, di 14,5 gradi, prodotto da Diemersfontein, accompagnato da cumino caramellato con pancetta di maiale, cannella, coriandolo e salsa d’arancia, salvia fritta e cipolle rosse. Poi un Sauvignon Blanc 2013, di 14 gradi, di Spier, servito dopo 25 mesi in bottiglia, affiancato da un cannolo di sfoglia con gambero su vellutata di porcini. E ancora un Pinot Noir 2012, pure di 14 gradi, di Meerlust, accompagnato da tonno scottato schiacciato in scaglie di prosciutto, citronella, aioili, olio di wasabi e foglie di sesamo. Poi un Chameleon Cabernet Sauvignon Merlot 2011, sempre di 14 gradi, di Jordan, con un pacchero ripieno di ragù bianco, ricotta vaccina e limone candito. Infine, per il dessert un Pinotage Shiraz Reserve in Unison di Arabella Wine, sposato con mille foglie. In cucina lo chef sudafricano Sacha Kingston, cuoco della rappresentanza diplomatica, e lo chef italiano Luca Vaccaro.

 

di Dario de Marchi

18 Ottobre 2015